Farmacie: il futuro per Ranaudo è il mercato degli integratori

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integratoriNonostante la profonda crisi che le farmacie vivono, in parallelo ad un paese che ha sempre più relegato il farmaco ad un ruolo marginale, anche se i dati dell’Istat svelano come il comparto farmaceutico possa essere il vero volano industriale, una speranza per poter vedere la luce fuori dal tunnel potrebbe essere rappresentata dal mercato degli integratori, i cui trend stanno raccogliendo l’attenzione di molte attività commerciali.

In questo contesto si è espresso, in esclusiva per Farmacista33, anche Carlo Ranaudo, attuale docente presso la facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli in materia d’Analisi di mercato, fornendo la propria opinione sulle possibili opportunità che le farmacie possono cogliere dall’attuale momento storico-economico, anche in funzione delle prospettive legislative con riforme e meccanismi in lieve evoluzione: “Secondo l’ultimo rapporto Federsalus il mercato degli integratori nel periodo dicembre 2012-novembre 2013 continua a crescere con un incremento del 3% a valore e 2,1 a quantità. La crescita è generalizzata su tutti i canali, dalla farmacia alla parafarmacia alla Gdo ed è un mercato che sta ormai raggiungendo i due miliardi di euro e oltre 140 milioni di confezioni“.

L’interesse verso gli integratori, come illustrato da Ranaudo, non sarebbe soltanto derivato dal fattore d’incremento, sicuramente fondamentale, ma anche dal prezzo, attualmente oscillante sui 15 euro a confezione e mediamente più elevato di quello dei farmaci, oltre alla scarsa presenza di elementi ostruttivi quali l’inserimento di Governo e Ssn che, attualmente, stanno assorbendo la quasi totalità dei margini di movimento in campo farmaceutico: “A tutti gli effetti lo si può considerare un mercato emergente, che offre nuove opportunità, anche per un diverso ruolo del farmacista. Un mercato che va intercettato soprattutto quando il farmaco dispensato dal Servizio sanitario nazionale, elemento portante della farmacia territoriale del secondo millennio, è destinato a essere sempre più relegato a un ruolo marginale“.