Il Parere della Corte dei Conti delle Marche sulla farmacia comunale di Chiaravalle

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«L’esercizio in forma di società di una Farmacia da parte di un  Comune (anche se inferiore a 30.000 abitanti) non ricade nell’ obbligo di dismissioni delle partecipazioni societarie».

Questo è quanto si legge nel Parere della Corte dei Conti delle Marche dello scorso agosto. Un parere che è stato richiesto dal sindaco del Comune di Chiaravalle, un piccolo comune di circa 14 mila abitanti in  provincia di Ancona.

L’oggetto in questione è appunto la farmacia  comunale di Chiaravalle. Con questo parere la Corte dei Conti  afferma con forza l’importanza del diritto alla salute dei cittadini  così come previsto dall’articolo 32 della nostra Costituzione.

E lo fa appunto riconoscendo alla farmacia comunale un valore aggiunto rispetto alla cerchia di servizi “contendibili sul mercato”, operando una distinzione positiva tra i servizi pubblici locali e le farmacie  comunali che rendono possibile il diritto alla salute di tutti i cittadini, oltre chiaramente a svolgere un servizio per un determinato territorio.

Di fatto,  i giudici contabili hanno ritenuto che il Comune, anche se piccolo, non debba cedere le proprie partecipazioni societarie nel caso detenga l’esercizio dell’attività di gestione di una farmacia comunale, come invece sarebbe previsto dall’art. 14, comma 32, del d.l. 78/2010. Questo articolo dice appunto che se un Comune ha meno di 30.000 abitanti non è abilitato a costituire società ed entro il 31 dicembre 2012 ( poi prorogato al 30 settembre 2013) dovrebbe disporre la liquidazione delle società già costituita.

Questo a meno che la società in questione abbia un bilancio in utile negli ultimi tre esercizi, non abbia subito perdite di bilancio e di capitale negli esercizi precedenti e quindi non sia andata a gravare economicamente sul Comune di riferimento.

A queste caratteristiche risponde la farmacia di Chiaravalle che, come il resto delle farmacie comunali, può essere riconosciuta come un servizio di rilevanza economica che non va a gravare sull’ente di riferimento perché riesce a mantenere un bilancio in utile e che dà un servizio importante alla collettività.

Inoltre i giudici della Corte dei Conti dichiarano che la Farmacia Comunale si sottrae dall’applicazione della legislazione sui servizi di rilevanza economica, in base alla quale sono escluse dal  patto di stabilità le aziende speciali e le istituzioni che gestiscono servizi socio-assistenziali, educativi, culturali e farmacie.

Il Presidente di A.S.SO.FARM. Venanzio Gizzi dichiara nel Prot. 6175, Circolare 81: «Si ricorderà come A.S.SO.FARM. abbia tenacemente operato, negli anni scorsi, per ottenere l’esclusione delle farmacie comunali dalla disciplina generale che regola i servizi pubblici e dagli obblighi connessi al patto di stabilità: gli emendamenti predisposti dalla nostra Federazione hanno trovato favorevole accoglimento nei provvedimenti sopra citati».

E aggiunge «Senza inutili trionfalismi, possiamo dire che la nostra scelta di allora ha costituito la premessa indispensabile per l’ottenimento del risultato che scaturisce dal parere oggetto della presente circolare».

Un risultato, dunque, pienamente positivo.