Federfarma Rome denuncia, export parallelo provoca carenza di Farmaci

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franco caprinoIl fenomeno delle esportazioni parallele di farmaci (il cosiddetto ‘parallel trade’) in mercati più redditizi, come quelli di Inghilterra e Germania, sta provocando il contingentamento e la conseguente carenza di molti farmaci, con gravissimi rischi per la salute dei cittadini, costretti addirittura a interrompere la terapia.

L’incredibile denuncia arriva da Federfarma Roma, che questa mattina ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma proprio per denunciare “le gravi carenze sul territorio” se non addirittura “l’irreperibilità per lunghi periodi (più di 20 giorni) di alcuni farmaci”, in particolar modo quelli innovativi, ad elevato valore terapeutico, ad alto costo e senza un equivalente alternativo.

L’elenco dei farmaci irreperibili o carenti segnalato dalle farmacie si allunga infatti ogni giorno: si va da un farmaco utilizzato per trattare il dolore neuropatico e il disturbo d’ansia generalizzata, ad alcuni antidepressivi, antiepilettici fino a medicinali fondamentali per la cura di malattie degenerative, come il morbo di Parkinson.

“ll vantaggio per chi opera nel mercato parallelo ‐ spiega il presidente di Federfarma Roma, Franco Caprino ‐ è solamente economico e dettato dalla plusvalenza, visto che l’esportazione avverrà solo per quei farmaci che in Italia hanno un prezzo al pubblico/farmacia inferiore rispetto a quello di altri Paesi”. Tanto per fare un esempio, un farmaco molto utilizzato per la malattia del Parkinson, costa alla farmacia in Italia 53,10 € contro gli oltre 270 € della farmacia in Germania. Evidente il tornaconto economico. “Di fronte a tale situazione le aziende produttrici contingentano i farmaci distribuiti, inviandone solo il quantitativo ritenuto sufficiente a soddisfare
le richieste di mercato, ma considerata la difficoltà di individuare chi esporta, molti di questi farmaci vengono ‘distratti’ e destinati all’esportazione parallela, causando così gravi carenze sul territorio”, specifica Caprino. E “anche i servizi di urgenza attivati dalle aziende, che consentono di consegnare 1 o 2 pezzi a farmacia per richiesta, sono assolutamente insufficienti per coprire il fabbisogno dei cittadini”. Un fenomeno “sicuramente allarmante”, dunque, come confermato anche dalla stessa Agenzia italiana del farmaco.

“Devono essere presi urgenti provvedimenti ‐ conclude Caprino ‐ il fenomeno non riguarda solo Roma ma tutta Italia e il nostro Governo non può permettere che nel nostro Paese vengano a mancare i farmaci necessari per la cura dei cittadini, mettendo a serio rischio la loro salute”.

EDITORIALE F-MAIL

“Esposto” e “nascosto” sono due termini antitetici che, insieme, sintetizzano alla perfezione il senso e il significato dell’iniziativa assunta oggi da Federfarma Roma. Che questa mattina ha presentato alla Procura della Repubblica un (appunto) esposto-denuncia sul problema delle carenze di farmaci che, con sempre maggiore frequenza, si registrano nelle nostre farmacie, con le conseguenze negative sul servizio che tutti i colleghi conoscono fin troppo bene, perché debbano ancora essere ricordate.
Il fenomeno delle cosiddette “rotture di stock”, che riguarda anche farmaci destinati a patologie importanti, si è ormai incistato nel circuito distributivo per diverse ragioni. Le più note e citate sono la rigidità dell’organizzazione della produzione industriale, ormai concentrata in pochi siti di fabbricazione; il parallel trade, consentito dalle leggi europee e nazionali, che sfrutta commercialmente i differenziali di prezzo tra Paese e Paese e che in certi stati membri dell’Unione è addirittura espressamente incentivato da norme specifiche; il contingentamento delle forniture attuato, in taluni casi in modo sistematico, dalle industrie come tentativo di contrasto alle distorsioni distributive, con il risultato di amplificare i fenomeni carenziali.
L’effetto combinato di queste concause ha fatto diventare un’autentica patologia quella che prima era un’evenienza, se non sporadica, certamente a “frequenza fisiologica”. E, per amore di realismo, voglio anche dire subito che si tratta di una patologia “di sistema”, forse difficile da guarire. Quel che è certo è che si può e deve curare e, al riguardo, va tentata ogni strada.
La prima, a mio giudizio, è quella di fare luce dove ancora c’è troppa ombra. L’esposto di Federfarma Roma va appunto in questa direzione: interessare l’autorità giudiziaria a un problema che rischia di avere evidenti e pericolose conseguenze sulla salute dei cittadini altro non è che il tentativo di accendere un riflettore su situazioni delle quali molto si parla, a livello di enunciazione, ma alla fine ben poco si sa.
Si è mai provato a misurare quanto il contingentamento sistematico delle forniture a grossisti e farmacie da parte delle industrie incida sulla genesi del fenomeno? Non mi risulta, anche se – grazie alla tracciabilità del farmaco – farlo non è certamente impossibile. La domanda vale anche a valle: possibile che le autorità preposte non dispongano di un dato che sia uno (almeno per quanto io ne sappia) sull’effettiva consistenza del parallel trade, su chi lo pratichi e in quale scala? Informazioni di questo tipo aiuterebbero a capire molte cose e, probabilmente, a individuare qualche utile aggiustamento, ma l’impressione è che nessuno si scalmani per acquisirle: riesce davvero difficile credere che, in tempi in cui è possibile conoscere quasi metro per metro il percorso che compie ogni singola confezione di medicinale, fenomeni unanimemente giudicati “distorsivi”, almeno in relazione agli effetti che producono, siano poi cosi poco indagati, nonostante il gran parlare che se ne faccia.
Sono certo che la magistratura, cogliendo il profilo di gravità del problema segnalato da Federfarma Roma, vorrà vederci chiaro. Per qual che ci riguarda, non aspettiamo altro, in primo luogo per l’ovvio e comprensibile desiderio di ricondurre entro limiti accettabili un fenomeno che la categoria soffre molto, anche per i pesanti riflessi nel rapporto con i cittadini. Ma anche per l’ovvia considerazione che le cose “esposte” alla luce e quindi visibili offrano garanzie ben superiori a quelle che invece rimangono “nascoste”, soprattutto in un settore che coinvolge il bene esistenziale della salute. Dove l’ombra e la dissimulazione – madri notoriamente feconde del malaffare – proprio non possono avere diritto di cittadinanza.